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DOI 10.1711/3355.33259 Scarica il PDF (68,0 kb)
Rich&Piggle 2020;28(1):45-48



Fluidità del genere sessuale
in età evolutiva e scena primaria


angelique costis
Introduzione


Questo Focus intende continuare la riflessione sulla tematica dell’identità di genere a cui questa Rivista ha dedicato tante pagine: Focus curato da Diomira Petrelli sui “Disturbi dell’identità di genere nell’infanzia e nell’adolescenza” (Richard e Piggle, 6, 2, 1998) e da Paola Marion su “Variabilità e complessità nella riflessione dell’identità di genere” (Richard e Piggle, 24, 4, 2016). Abbiamo mantenuto il termine genere , introdotto da Money nel 1955, anche se, con l’espansione dovuta a Stoller (1964, 1975), ha acquisito nel tempo dei significati fra loro incompatibili (Marion, 2016). Aggiungendovi, però, l’aggettivo sessuale, apparentemente un pleonasmo, vogliamo mettere l’accento sulla sessualità inconscia sia dei figli che dei genitori, quel sexuale , 1 per dirla con Laplanche (2003), che secondo noi costituisce il fattore fondamentale che porta il soggetto in età evolutiva ad oscillare nella sua bisessualità, a nutrire la sua identità fluida coltivando la definizione della non-definizione .
La scena primaria è “un’esperienza ubiquitaria” (Gaddini, 1974, p. 334) e costituisce la fantasia inconscia centrale che ha portato alla nascita del soggetto, in cui si incontrano genitori e figli non solamente a livello orizzontale, ma in primis a livello transgenerazionale. Il bambino è frutto del desiderio conscio e inconscio dei genitori, impregnato, anche, da tutta la loro sessualità infantile (vedi il caso Eugenio in Carratelli e altri, 2020). Secondo Green “la causalità delle origini è e non può che essere una problematica del corpo, sul corpo e sui corpi. Compresi quelli dei genitori che sono la nostra origine” (1991, p. 142). 2 Non entriamo nel dibattito se dal punto di vista epistemologico si tratti semplicemente di una scena fantasmatica, basata sulla propria esperienza ontogenetica, oppure se vada considerata anche come un “fantasma originario” (Freud, 1914), uno scenario, uno schema strutturale della società umana trasmesso filogeneticamente. Questione che il caso di Elliot, bambino-soldato (Nitiffi, 2020), potrebbe sollevare. Privilegiamo invece la sua dimensione evolutiva, con un’attenzione alle relazioni oggettuali precoci. Consideriamo la scena primaria come processo (Gaddini, 1974) che nasce dalla relazione col primo oggetto d’amore, dalle vicissitudini che coinvolgono fisicamente e psichicamente i corpi della madre e del bambino, processi che portano gradualmente alla “formazione” del padre. Sottolineiamo la loro funzione transizionale (Fusacchia, 2020; Roussillon, 2004) tra l’assenza fisica materna e la sua presenza introiettata nella psiche infantile, che non sempre è realizzabile, come ad esempio nei casi di fluidità di genere. L’elaborazione della scena primaria, il cui paradosso tragico consiste “in un suo scioglimento e la sua ricostituzione interna” (Ferraro et al, 2005, p.599) orienta verso l’Edipo, mentre il suo diniego 3 comporta sia il desiderio regressivo di ritorno nel grembo materno, sia la scissione e l’oscillazione continua nelle identificazioni bisessuali.
In questo Focus, senza eludere la co-fattorialità e la complessità della costruzione dell’identità sessuale, l’assunto di base delle nostre riflessioni sta nell’esplorare (tramite il processo psicoterapeutico e soprattutto la dinamica transfert-controtransfert) come un contatto con un materno mortifero, depresso, assente emotivamente anche se fisicamente presente, la “madre morta” (Green 1980), comprometta l’elaborazione della scena primaria e possa provocare un trauma precoce nella costituzione del Sé, una rottura traumatica, intesa come un insulto al Sé. A tale insulto precoce il soggetto cerca di sopravvivere identificandosi primariamente e inconsciamente all’altro materno, “diventando l’altro”, alienandosi. Si difende da questo oggetto mortifero, “moribondo”, costituendosi in un’autosufficienza immaginaria. La dipendenza dalla fluidità di genere, dalle fantasie onnipotenti, dalle immagini grandiose di sé e l’uso massiccio di meccanismi imitativi (Gaddini, 1969, vedi anche Green, 1980) non hanno altro scopo che permettere di mantenere un contatto discontinuo con un corpo dissociato, ricreando contemporaneamente la fusione traumaticamente perduta con l’oggetto primario, al fine di evitare la disintegrazione, il crollo, cercando di garantirsi la sopravvivenza psichica. La dipendenza compulsiva dall’immaginario 4 rappresenta non solamente una fuga dalla sofferenza psichica, ma anche una modalità di tradurre quei significanti enigmatici (Laplanche, 1987) travasati implacabilmente su e nello psiche-soma e cercare di “curare” la ferita delle origini. Tali configurazioni difensive possono declinarsi attraverso forme di dipendenza dalla fantasticheria , 5  da oggetti di tipo feticcio come libri, dispositivi virtuali, idoli eccitanti e perturbanti, fino a sintomi allucinatori pre-psicotici.
Nei lavori che seguono, Fusacchia espone riflessioni teoriche sull’importanza della relazione primaria. Carratelli e altri sviluppano ed elaborano il nucleo centrale della problematica della fluidità dell’identità sessuale, oggetto dello studio teorico e clinico di questo Focus. Tramite il materiale clinico di bambini (D’Angelo, Fiore, Massaro) e adolescenti (Nitiffi, Pavel) si riflette sulle condizioni primarie che portano alla costituzione di tale identità. E si evidenzia come una delle caratteristiche principali dei pazienti presi in considerazione (tutti di sesso anatomico maschile), catturati all’interno di una scena primaria considerata mortifera, consista nell’oscillazione tra identificazioni maschili e femminili e si basi sul diniego di ogni separatezza, costituendo una difesa onnipotente e autarchica mirata a colmare il buco originario.
Bibliografia
Ferraro F, Garella A (2005). Scena primaria. Rivista di Psicoanalisi , 2: 593-62.
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Gaddini E (1969). Sulla imitazione. In: Scritti . Milano: Raffaello Cortina Editore, 1989.
Gaddini E (1974). Formazione del padre e scena primaria. In: Scritti . Milano: Raffaello Cortina Editore, 1989.
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Laplanche J (1987). Nuovi fondamenti per la Psicoanalisi . Trad. it., Roma: Borla, 1989.
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Petrelli D (1998). Introduzione al Focus: Disturbi dell’identità di genere nell’infanzia e nell’adolescenza. Richard e Piggle , 6, 2: 152-162.
Roussillon R (2004). La dépendance primitive et l’homosexualité primaire «en double ». Revue Française de psychanalyse , 2004/2, Vol. 68.
Stoller R J (1964). A Contribution to the Study of gender Identity. Int. J. Psycho-Anal. , 45: 220-6.
Stoller R J (1975). Sex and Gender . London: Hogart Press.
Winnicott D W (1971). Sogno, fantasia e vita reale. In: Gioco e realtà . Trad. it., Roma: Armando, 1974.



Angelique Costis
Psicoanalista Associata SPI - IPA
Docente Supervisore iW  Istituto Winnicott

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